FUORICENTRO

videoinstallazione 1998

durata videoproiezione 6'15”
rumori d'ambiente

La razionalizzazione della viabilià di Ravenna ha prodotto una progressiva abolizione degli incroci per riempire la città di rotonde e di svincoli, riuscendo ad incidere profondamente nel rapporto identitario e di relazione dell’individuo con la propria città.

Si è trattato di un assedio sistematico che si è insinuato persino nel centro storico della città, ha mutato gran parte del sistema di incroci della prima periferia, per diventare pressoché l’unico sistema viario attorno al quale si stanno edificando i nuovi quartieri periferici.

La città di provincia è ancora “luogo della modernità” nell’accezione di Starobinski, modernità che non cancella i luoghi e i ritmi antichi, ma che li pone sullo sfondo in un “basso continuo”.
Ciò crea una sorta di complicità fra chi la abita, e la sensazione di solitudine è mitigata dai luoghi che parlano del passato, da una storia condivisa di cui si può parlare e pensare con un linguaggio complice.
Percorrere le strade della propria città significa anche sapersi visualizzare all’interno di una mappa virtuale; una relazione col tutto che ci dà un senso di familiarità e di appartenenza.

Ma ci troviamo ad imboccare una rotonda e improvvisamente il nostro senso dell’orientamento non è più in grado di assisterci. Il nostro orientamento non poggia più sugli assi ortogonali di un incrocio, ma su un percorso curvo complicato dalla variabile della velocità e dell’attenzione al traffico.
E tutt’a un tratto, in un quartiere che conosciamo benissimo, ci ritroviamo turisti a cercare sui i cartelli che indicano monumenti e località balneari il riferimento giusto per uscire da quella vertigine.
Mi piace pensare alle rotonde disseminate sulla mappa di una città come non luoghi assoluti, buchi neri dell’identità, ed è stato interessante farsi attrarre all’interno di uno di questi gorghi per sperimentarne il cuore.

Oltrepassare a piedi la soglia della viabilità, con i suoi pericoli, le reazioni degli automobilisti per chi sta andando verso uno spazio negato, verso qualcosa che non c’è, prende quasi l’aspetto di una iniziazione.

E una volta oltrepassato il limite, scoprire quanto sia piacevole prendere confidenza con quello spazio.
Come a confermare la metafora iniziale, da questo buco nero scaturisce un altra realtà, uno spazio altro, un luogo inaspettatamente intimo e rassicurante, av-volto da una barriera invisibile innalzata proprio da chi, senza potersi fermare, continua a girare intorno e a te non può far caso se non per un casuale fuggevole sguardo.
E sentire il piacere di approfondire il rapporto con quello spazio, nell’intimità che ti da la consapevolezza che il tuo sguardo è solitario, che quell’isola non è mai stata segnata in alcuna mappa.