Alessandra Andrini

testo critico di Antonio D'Orazio

La situazione in cui ci si trova in presenza di un certo tipo di sollecitazioni artistiche, è determinata da un contrasto percettivo che distoglie da una logica conosciuta, che tiene sospesi nella differenza delle possibilità oggettive proprie del caso, l’esperienza ci ha insegnato che gli occhi si possono facilmente ingannare, che non è affatto sufficiente affidarsi a questo unico tipo di perizia. Gli occhi della mente sono fondamentali come coadiuvante per districarsi con agililità in particolari frangenti inafferabili.

E' bene raccogliere le idee e potersi fermare per un attimo sul modo e nel luogo in cui Alessandra Andrini ci trascina, lasciandoci inermi, in uno spazio probabile ma impraticabile, quasi fastidioso, che impone di far violentemente forza sulla ragione, su quell'occhio interiore che riesce a valutare con precisione migliore e che ha la capacità di una penetrazione piu profonda nel fenomeno per poter determinare con esattezza i limiti degli eventi a cui si è sottoposti, senza dover incorrere nel rischio di essere risucchiati in un enorme buco nero.

E’ forse aupicabile una sorta di sintesi percettiva che tenda ad unificare l’uso dei sensi percettivi all'uso della ragione in un unico motore che elabori con precisione il mezzo per riuscire a cogliere quell’essenza di una possibile ricostruzione differente della realtà. L’essenza di un mondo possibile, ma inquietante e soprattutto inedito.

Il sentiero che un artista tende a costruire e suggerire, spesso conduce in un campo minato che tende a far cortocircuitare i nostri sensi percettivi e gli schemi mentali a cui siamo attaccati, ponendoci di fattoin uno stallo sensoriale lasciandoci in una terra di nessuno difficile da abitare; sono pochissimi istanti, pochi attimi di straniamento inaspettato, ma abbastanza lunghi ed altrettanto efficaci da spingere in quell'assenza di luogo, senza punti di riferimento riconoscibili, senza appigli praticabili, spingendoci lungo un confine sconosciuto che detcrmina un mondo parallelo ma inafferrabile, delimitato oltre quella soglia precisa, visibile, ma spesso impraticabile.

Sono scampoli di zone operative "franche" in cui è possibile e forse piacevole perdersi, per poi avere l'opportunità, di potersi ritrovare nella rilassante posizione originaria, ritrovarsi indenni nello spazio conosciuto e esgravati per lo scampato pericolo. La forte tensione che spinge nello spazio di una realtà alternativa, non passa per accessi predeterminati, già codificati, ma spinge ad una riflessione profonda sulla realtà che siamo soliti vivere, sui mondi che non sono mai stati utilizzati, induce con insolita energia a ridefinire il senso di un parallelismo ipotetico dei mondi probabili e delle possibilità oggettive,degli spazi utilizzabilialla luce di una diversa concezione vitale. Un velocissimo passaggio che abbia in sè la forza di ricombinare le opportunità insite nelle progettualità alternative, per poter restituire una visione del vissuto non comune in un passpartout che possa aprire porte nuove.

Antonio D'Orazio