Rocco Dubbini
testo critico di Fabiola Naldi
E' attraverso un Immaginario scambio fra presente e passato, in un alterno e vibrante rimando di emozioni accentuate dall'uso del bianco e nero che Rocco Dubbini realizza per questa personale alla Galleria Marconi una crescente "modificazione" di una fisionomia stravolta geneticameflte, già affrontata in passato nella serie dell'Angelo vendicatore; un'altra scelta coraggiosa nell'universo dell'umano alieno, del diverso, dell'handicap visto come virtuale sinergia tra la presenza del dato reale e il particolare illusorio e visionario.
L'artista affronta la problematica della sindrome di down come se si trovasse dinanzi a una qualsiasi forma non riconosciuta di alieno, offrendo una visione della diversità impossibilitata a vivere nella normalità perché non riconosciuta dai canoni estetici stabiliti dalla nostra società. Il video presentato in questa occasione è in effetti "un incontro ravvicinato del IV tipo", una progressiva trasformazione virtuale della fisionomica down al fine di fare apparire i personaggi ripresi e intervistati come "esseri umani normali" proprio attraverso la mediazione dei loro racconti personali ed intensi, mentre lo stesso artista, subendo il processo di trasformazione inverso, risulta essere il diverso per eccellenza, sconvolgendo i tratti del volto in una maschera surreale.
Nel doppio processo di normalizzazione e di astrazione affrontato nel video lentamente prende vita non solo la caratterizzazione di una nuova forma di vita pensante, ma anche di uno spazio temporale asettico e glaciale; un non luogo dove l'ambiguità dell'intera operazione galleggia in totale mancanza di atmosfera. Lo spettatore si ritrova così in una dimensione altra, in un contenitore vuoto, apparentemente privo di stimoli sensoriali, dove le emozioni prendono il sopravvento alterate dalle immagini del video che progressivamente si impongono come unici prodotti reali e concreti, proponendosi come l'unica realtà possibile.
La produzione in loop di tali immagini diviene la finestra sull'ignoto, la "porta aperta" su di una iperrealtà mediata dalla mutazione di Rocco Dubbini che virtualmente compenetra la finzione e la realtà in un'unica visione apocalittica delle innumerevoli possibilità di trasformazione fisica ed emotiva dell'essere umano.
1/azione prodotta dall'artista conduce l'immaginario confuso dello spettatore attraverso un ipotetico viaggio liberatorio dove i protagonisti afflitti dalla sindrome di down risultano essere l'unica possibile alternativa agli sconvolgimenti prodotti da una società disturbata e ipervelocizzata da una tecnologia già fantascientifica, mentre il ritmo incalzante della minacciosa presenza di un altro da sé modificato tecnologicamente media il modulo comunicativo polisemantico, amplificando in tal modo la possibile reazione del malcapitato spettatore.
Dubbini conduce l'installazione e le possibili emozioni prodotte attraverso lo spostamento segnico del soggetto tramutato in oggetto, reinterpretando la contestualizzazione del diverso tramutato attraverso tale manipolazione in feticcio, trofeo di una raggiunta consapevolezza.
Ciò che attua l'artista è la fantasia sull'alieno che è in noi, immaginando tale percorso e controllando i propri demoni con spiccata ironia, nel tentativo di demistificare l'ignoto rendendolo quotidiano e vissuto.