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MAICOL&MIRCO


Il polmone d’acciaio parte 2: soffia sulle candeline 2000 - Foto: Dominique Smersu

Il polmone d’acciaio parte 1: come Claudio Villa... 2000 - Dia: Part. installaz.

Il polmone d’acciaio 2000

È molto facile addentrarsi nell'universo fumettisti-co di Maicol e Mirco e riderne, divertiti da questo sottile humour che pervade buona parte delle tavole disegnate con cura; ma a una maggiore riflessione ciò che rimane non è il riso e la sensazione di una gio-cosa rimembranza, ma uno strano cupo malessere che trionfa sul resto. Il divertissement iniziale lascia il posto a un'ama-ra inquietudine volontariamente veicolata da entram-bi gli artisti che hanno fatto dei loro fumetti il veicolo comunicativo per eccellenza nei confronti di una società massificata e cannibale: ciò che conta è il messaggio, espresso attraverso un linguaggio sem-plice, minimale e mai banale e una carica visiva risolta in tratti brevi, privi di spigoli stridenti, in un "tutto tondo" che può ricordare la nota serie americana "South Park". Questa apparente "gentilezza" d'insieme è usata in modo fantasioso e subliminale per condurre la perce-zione del pubblico in un intricato garbuglio di riflessioni e immedesimazioni verso una realtà priva di reali possibilità: una generazione che arranca in un quotidiano fitto di negazioni e rifiuti, due gio-vani come tanti che cercano di "ritagliarsi" un micro universo dove potere almeno liberarsi di quel senso di incompiutezza che anche i Mass media amplificano bombardandoci di nuovi stereotipi lontani dalla con-creta realizzazione. Il fumetto diviene così l'estensore comunicativo mediante il quale innescare nuove possibili rifles-sioni e possibili inaspettati imput comportamentali.

È l'arte che, secondo Maicol e Mirco, può trasferi-re nel reale pensieri, azioni e feroci stimolazioni percettive: l'arte è l'unica via di fuga possibile, è l'aria fresca in un'atmosfera satura di inquina-mento concettuale. E non a caso l'installazione presentata in occasio-ne di questa personale alla Galleria Marconi altro non è che un gigantesco polmone d'acciaio rivestito di "graffiti" per un portatore di handicap, un "debo-le" come tanti altri già incontrati nelle brevi sto-rie realizzate dalla coppia, l'alter ego privo di pregiudizi etici in grado di potere "rivelare" quel malessere a cui accennavo in precedenza. E così la realtà non sta all'esterno ma all'interno dell'installazione, quasi a suggerirci che forse i personaggi di un fumetto siamo noi, la gente, mentre una delle possibili soluzioni è il giovane "incom-piuto" che si è però creato un quotidiano a propria misura senza tanto preoccuparsi di ciò che "respira" fuori, nel mondo contemporaneo. Ma la lotta continua! Il polmone serve ad acquista-re forza propulsiva per innescare in altri come lui la forza di vivere mentre l'ironia, che fa da padro-ne, si relaziona continuamente con l'altrui, in una simbolica zona franca dove non esistono regole, limi-ti e preconcetti. L'installazione diviene così la finestra sul mondo di Maicol e Mirco, su di una realtà che la coppia fotografa con precisione e che poi scannerizza manualmente, diversificandola nell'istante in cui diviene fumetto.


"..... Il polmone d'acciaio serve ad acquistare forza propulsiva per innescare in altri come lui la forza di vivere, mentre l'ironia, che fa da padrona, si relaziona continuamente con l'altrui, in una simbolica zona franca dove non esistono regole, limiti e preconcetti. L'installazione diviene così la finsetra sul mondo di Maicol e Mirco, su di una realtà che la coppia fotografa con precisione e che poi scannerizza manualmente, diversificandola nell'istante in cui diviene fumetto."

Fabiola Naldi

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