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GIUSEPPE RESTANO


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cm 16x16



Atletica
1999
olio su tela, cm 13x40



Senza titolo
1999
olio su tela, cm 12x36

Il mondo visivo a cui si rifà Giuseppe Restano sem-bra essere un palinsesto programmato di una vecchia rete televisiva che trasmette solo spot e messaggi promozionali di una realtà data per frammenti di oggetti che sono oramai entrati nel nostro immagina-rio collettivo. E infatti è l'oggetto fine a se stesso a determina-re la scelta, l'osservazione analitica, il taglio che Restano restituirà in un composto patinato, plasti-coso e steso con cromie selezionate e "accese". Un oggetto che diviene stereotipo e subito dopo icona di una cosciente scelta formale alla quale rifarsi ogni volta che se ne sente il bisogno: un preciso atteg-giamento nostalgico che pervade l'intera produzione di questo artista mosso da ricordi, sensazioni e per-cezioni visive che lo hanno accompagnato negli anni della propria formazione. Storie di ieri e di oggi che raccontano l'evoluzione non solo di un singolo ma di un'intera generazione che ha costruito attorno a sé, in tono quasi rassi-curante, un complesso archivio di immagini attraver-so i messaggi che i Mass Media ci hanno suggerito. Procedendo tra una folta lista di oggetti di uso comune Giuseppe Restano ha selezionato, suddiviso e ridefinito il proprio catalogo visivo prediligendo l'aspetto kitsch, pittorico e barocco di stili di vita, passioni e ricordi: tre filoni si sono così progressivamente formati sotto lo sguardo "scienti-fico" di un archeologo artistico che ne ha eviden-ziato il potenziale linguistico e simbolico. Piste d'atletica, palline da tennis o

palloni da basket a identificare un preciso universo sportivo, gomme Michelin e zampironi a contestualizzare un par-ticolare design di massa tipico degli anni Settanta e la natura nelle sue manifestazioni meno prevedibi-li quali le piante grasse e in particolar modo i cac-tus in ogni possibile versione e grandezza. Questo è il background visivo a cui attingere in ogni istan-te, un lungo "sequel" di immagini ribaltate, ingi-gantite, frammentate dove lo spettatore può ritrova-re un aspetto della propria memoria storica nasco-sta. Questi oggetti divengono però contemporaneamente estensori visivi di un'intenzionalità che li ha riportati in auge, divenendo stars di una realtà dove è la sua riconoscibilità a determinare la riuscita del prodotto finale mentre l'assonometria presente in ogni opera crea finte prospettive che attraggono l'attenzione dello spettatore, ancora una volta attento partecipe e coautore di una ricontestualiz-zazione non solo dello spazio ospitante ma anche di una sensibilità visiva rianimata da stimolazioni comuni. Giuseppe Restano semplifica i particolari dell'og-getto - icona prescelto, prediligendo una griglia strutturale fortemente geometrica e marcata da linee e micro sezioni che ne evidenziano specificità altri-menti in ombra, conducendo progressivamente l'insie-me a un grado zero dove l'idea iniziale rimane tale da suggerire paradossalmente che il contenuto simbo-lico dell'oggetto è più forte anche dell'intervento


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