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Per riuscire felicemente nel viaggio artenautico all'interno della ricerca di Luigi Rossini servirebbe sicuramente un manuale d'istruzione, o meglio un manuale di storia dell'arte contemporanea, visto che il nostro artista già da diverso tempo ripercorre appuntamenti e realizzazioni di altre grandi personalità di un passato artistico non poi così lontano. Un iperrealismo surreale "congelato" dall'uso della fotografia che fa di queste libere citazioni testimonianze dirette di un qualcosa effettivamente accaduto: una presa di coscienza personale nei riguardi di autorevoli artisti quali Mapplethorpe, Serrano, Hirst, Ontani o Toscani che hanno fatto dell'ironia noir il loro potenziale maggiormente espresso. La progressiva e sofisticata ricerca di Luigi Rossini si è così addentrata in contesti assolutamente contemporanei, producendo degli ibridi ready made alla seconda dove il particolare rilevante non è da ricercare all'esterno dell'opera ma nella location interna allo scatto fotografico che diviene di primaria importanza al fine di ritrovarsi emotivamente coinvolti e risucchiati al suo interno in un virtuale viaggio artistico - concettuale. E' la transgenia del paradossale che risulta essere la chiave d'accesso a questo strano iniziatico atteggiamento citazionista, il dato unico che progressi-vamente si libera e si divide in micro sezioni pron-te a divenire qualcosa d'altro, clonazioni virtualmente rese "uniche" dalla mediazione tecnologica del mezzo fotografico che le riversa in un universo intermedio, in un limbo fatto di immagini dove |
la mutazione è accettata come pratica quotidiana, dove il transfert fotografico inflitto intenzionalmente da Rossini diviene magnifica consuetudine. L'artista osserva le grandi testimonianze artistiche a lui più vicine e le isola, permeandole di un nuovo "élan vital" al punto di renderle proprie in un ribaltamento percettivo degno di Duchamp o Warhol; così facendo anche il museo e le opere al suo inter-no sono "normalizzate" dall'intenzionalità dell'artista che le piega e le trasforma in una nuova ver-sione dell'Informe ideato da Rosalind Krauss. Nell'ipotesi dell'autrice americana l'oggetto veniva decontestualizzato e ridefinito secondo altre apparenti sembianze, giocando su di una nuova definizione percettiva che l'insieme produceva nello spettatore; anche nel caso del giovane artista l'oggetto opera d'arte viene isolato, snaturalizzato dell'iniziale "sfruttamento" concettuale e definito mediante la citazione ironica che automaticamente lo significa grazie a nuovi abiti rinnovati e attuali. Ad esempio laddove Serrano riprende alcuni degli attuali leaders del Ku Klux Klan americano, Luigi fa posare dei "niggers" incappucciati e con le stesse divise del medesimo ignobile movimento razzista: la minuziosa cura dei dettagli porta lo spettatore a volersi confrontare con "l'originale" e solo in quel preciso momento si apre d'incanto lo stile del nostro artista che intenzionalmente ne ripercorre la grammatica, i versi e la metrica attraverso un nuovo spirito ironico, beffardo ma di grande rispetto. |