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LAURA MASSERDOTTI

“L’uomo non è se stesso quando parla in prima persona. Dategli una maschera e vi dirà la verità…” Velvet Goldmine 1999

Il corpo non ha maschere! Forse i nostri atteggiamenti, i nostri comporta-menti, le nostre illusioni potrebbero testimoniare il contrario, ma il nostro corpo è qui presente e attento a ricordarci che ciò che vogliamo essere e ciò che rappresentiamo ancora prima di essere trasmesso attraverso paro-le e pensieri, è veicolato da questo divino mix di carne, liquidi e sangue. E Laura Masserdotti prende il proprio corpo, lo trasforma, lo nasconde, lo tra-veste per testimoniare che ciò che la società contemporanea e la sua massa indefinita di nuovi imput e stereotipi genera è solo un prodotto indi-retto di un qualcosa che alla fine si piega relativamente al potere dell'infor-mazione e della high tecnology.

Da questa angoscia per giungere all'utopia del bello a tutti i costi, dal desiderio di vedere, toccare e fare proprio il corpo perfetto suggeritoci dalla pubblicità, dalla moda dalla televisione prende vita l'atteggiamento artistico di Laura Masserdotti che, come l'Ombrofago di Luigi Ontani, cerca di liberarsi della propria ombra per potersi trasferire in ogni altra possibile identità e corpo come riaffermazio-ne di una realtà che non sta affatto fuori da noi bensì all'interno del nostro volere comunicare con l'altro da sé. Il corpo della Masserdotti si definisce come forte presenza in procinto di trasgredire l'ovvio e di trasferire l'inconsueto nella reazione sinestetica del pubblico che incontra sul proprio cammino:

un'improvvisa e violenta danza sciamana strutturata su ribaltamenti percettivi e decostruzioni for-mali del nostro quotidiano dove l'aura del ridicolo e del "gioco svelato" divengono la sintassi preferita della nostra giovane artista. Un'ironia tagliente e provocante avvolge l'intero corpus della sua produzio-ne amplificato da un uso cromatico aggressivo, plasticoso e "splendido" ( grazie anche alla recente introduzione di enormi light box) che modula l'im-minente curiosità e il progressivo turbamento per quel corpo "così carino" ma aggredito, violentato e trasformato: ma non è effettivamente questo a produrre "quel senso di inadeguatezza" ma la trasposizione che ne fa la Masserdotti in un contesto dove il piacevole e l'estetico spesso vincono sulla stimolazione a una maggiore riflessione.

Il suo corpo si fa spazio d'azione, luogo dove intervenire in quanto REALTA' in continua trasformazione, estensione e prolungamento di una volontà mediata dall'intenzionalità della Masserdotti che "piega" carne, atteggia-menti, icone in funzione di un ideale combattimento con una società can-nibale e satura di regole comportamentali e di stereotipi. Questa nostra nuova epoca Soft Cyborg diviene così fonte inesauribile di stimolazioni psico sensoriali al quale "aggrapparsi" con sempre maggiore forza interpretativa mentre il corpo della Masserdotti si trasforma in tenta-colare estensore di messaggi codificati e ricontestualizzati grazie alla foto-grafia e all'uso del computer;

Serial killer - 1997 - Polaroid

questa nuova corporeità artistica lentamente si afferma come il software per eccellenza in grado di registrare le micro stimolazioni di un hardware iperveloce quale è il nostro quotidiano. L'artista diviene così la vittima e il carnefice al contempo di una prolungata per-formance quale è la sua intera produzione, una perturbante regista di velo-ci dati reali, un'archeologa del presente in grado di registrare i cambiamen-ti della nostra società, "l'occhio indiscreto" che si addentra nell'immagina-rio normalizzato di una realtà comune a tutti. Laura Masserdotti è il serial killer del possibile reperto artistico prodotto da una fabbrica dei sogni irrealizzabili che non è Hollywood ma il nostro quo-tidiano…


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