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JOSEPHINE SASSU

Lavorare sulle paure per esorcizzarle, familiarizzare con tutto ciò che avver-tiamo come pericolo, è uno stratagemma che Josephine Sassu, con leg-gerezza, mette in atto in molte sue opere. In Ritenta e sarai più fortunato del '98 l'artista inscena un rituale nel quale celebra la propria inumazione e contemporaneamente, ingerendo semi di margherita e cospargendo il pro-prio corpo di creme a scopo conservativo, nel momento della sua scom-parsa sembra essere perfettamente attrezzata per sopravvivere al tempo e pronta per una imminente rinascita. Sfida, gioco, o postmoderno rito apo-tropaico, dagli Affettuosi bacilli a Tutti i mali che vengono per nuocermi, o nell'installazione Sogni d'oro in cui una stanza per bambini veniva cospar-sa di germi profumati e le lenzuola dipinte di altrettanti animaletti invisibili, e ancora nella Valle degli orti dove l'artista indossa un maglione verde pistacchio lavorato con escrescenze animali, di fronte ad una presenza minacciosa la strategia di Sassu è quella di confrontarsi con il pericolo, guardarlo negli occhi ed addomesticarlo.

Se fino a qui la minaccia provie-ne dall'esterno e riguarda anche il corpo, il passo ulteriore è stato quello di guardarsi allo specchio e attrezzarsi contro i mali che inavvertitamente cre-scono con il nostro essere. Specchio delle mie brame, il lavoro che Sassu presenta in questa mostra ha la struttura di un ciclo aperto che si evolve come autoritratto progressi-vo. L'idea narcisistica non si arresta al compiacimento di sé, ma si pre-senta come un continuo interrogarsi dell'artista sui tratti della propria iden-tità per via di affermazioni e negazioni, in un susseguirsi di ipotesi più e meno probabili; l'accrescimento nella scoperta della propria individualità avviene attraverso l'incarnazione dell'artista in una molteplicità di sembian-ze animali che compongono un ricco bestiario in forma zodiacale. Ogni ani-male ha le sue prerogative più evidenti, che l'artista rifiuta, o fa proprie, aprendosi ad un gioco d'illimitate possibilità. La scelta dell'animale, essere totalmente istintivo, come proprio alter ego è il segnale dell'accettazione di un destino insopprimibile, inscritto indelebile nel patrimonio genetico di ogni individuo.

Come il destino si manifesta gradatamente così Specchio delle mie brame cresce per successive e molteplici incarnazioni, svelando una realtà senza centro, dove positivo e negativo, realtà e aspirazioni, con-vivono senza drammatiche opposizioni ma semplicemente come possibili-tà d'esistenza. Trovare il proprio alter ego equivale a scoprire ed accettare il proprio modo d'esistere, liberarsi; dai vincoli, dalle ossessioni e dalle paure che si insinuano tra noi e la nostra vita.
"Trasformare i propri difetti in virtù"- come suggerisce l'artista - è trovare il proprio modo di esistere che nel caso di Sassu sembra essere la fluidità e la molteplicità. Il senso d'instabilità e la mutevolezza, con i loro lati oscuri e imprendibili, caratteri tipici del temperamento femminile, sono quindi il movente unico del delitto che Josephine Sassu compie, reiterandolo più volte, nei confronti delle proprie paure e ossessioni, che minacciano un senso d'insufficienza e incompletezza.

Se da un lato quindi il delitto prelude ad una scomparsa, contemporaneamente incide sulla pietra una storia fascinosa e indimenti-cabile, come certi gialli avvincenti da leggere tutto d'un fiato. Fortunatamente tutto si compie con la leggerezza di un gioco e quello che resta è un fluire libero, che narra, col tono della favola, una storia senza fine.







Specchio delle mie brame 2000
Matita su cartoncino telato (13x18)


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