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ANDY

grace jones
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linsay kemp
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È il flusso continuo di sensazioni e ricordi legati fra loro che rende la ricerca di un poliedrico personaggio quale è ANDY tanto interessante e stimolante anche all'attenzione dei non addetti ai lavori: una sperimentazione continua, armoniosa-mente alterna fra musica e arte, dove il gioco visivo scaturito da tale "psichedelica allucinazione" prosegue nel desiderio di fare avanzare il proprio personale modus operandi non solo all'interno dell'arte visiva o all'interno della scena musicale, ma anche a stretto contatto con la performance teatrale, la grafica e l'illustrazione. Il tentativo che Andy porta avanti è sviluppato attraverso un insieme di immagini percepite in un solo istante e poi ricodificate mediante l'uso delle tecnologie più sofisticate (dalla rielaborazione di una semplice fotografia, per lo più polaroid, al digitale, al plotter) rese poi, in ultima istanza, manuali e artigianali dalla manipolazione pittorica. La "durata" intesa come tempo fotografico diviene così l'alibi per-fetto per inserirsi concettualmente in altri spazi, luoghi della memoria e della fantasia, che dimensionano l'intera installa-zione in una catarsi psico fisica alla stregua di quell'elan vital teorizzato da Bergson, dove un getto emozionale in costante progressione rende le "visioni" manipolate e i colori utilizzati una colata emotiva inarrestabile che avvolge lo spettatore all'interno di uno spazio espositivo "anomalo" ad una tale real-tà. La volontà demiurgica del nostro artista è quella di azze-rare l'attimo, procedere in progressione alternandosi fra cro-mie pulsanti, embrioni di successive sfumature e l'utilizzo dei materiali più disparati, colorando un suono e musicando un’immagine. Questa è anche Resethouse, un "altro" luogo, sospeso in una sinfonia spazio-temporale distante dalla quo-tidianità, comunque presente nelle tematiche sviluppate all'in-terno dei lavori di Andy, dove l'immagine combatte fra realtà fotografica e iper-realtà artistica. E tutto ciò convive in un vir -tuale equilibrio polisemantico all'interno del quale l'inseparabi-lità del singolo oggetto, visivo o materico che sia, ricerca una propria idea di sintesi concettuale. Un insieme di prolunga-menti psico-sensoriali dove la micro esperienza modula le diversità presenti, al limite del gioco innocuo ed infantile. Ma proprio dall'idea del gioco prende vita una precisa sperimen-tazione incentrata sulla compresenza di elementi, diversi ma complementari, alterni ma omogenei se estrapolati dalla sem-plice interpretazione ed inseriti nel più intricato contesto della ripetizione differente. Una ripetizione dove l'oggetto feticcio preso e fatto proprio attraverso l'intrappolamento fotografico viene poi rielaborato mediante una pittura contaminata da influenze più diverse che si arrampicano vorticosamente nella finzione citazionista: il moderno e il postmoderno convivono in un'"azione-reazione" alterna ma comunque armoniosa e, mentre il soggetto scelto viene decostruito e ripresentato in una sorta di crash cronemberghiano, dove il singolo elemen-to scatena l'insondabile, il "non-luogo" del quadro spezza il classico equilibrio espositivo, accompagnando lo spettatore attraverso una virtuale comunicazione spazio-emotiva, all'in-terno della quale la finzione prende il sopravvento, ribaltando il concetto di realtà.


david della libertà
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adolescenti alla stazione - seduzione - oltraggio ai maestri
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