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…IL SILICONE DI ANTONELLI:
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![]() Arazzi - 2001 Silicone nero, bianco e trasprente - (190x190 2 pz.) ![]() Arazzi - 2001 Silicone nero, bianco e trasprente - (190x190 2 pz.) ![]() Arazzi (particolare) - 2001 Silicone nero, bianco e trasprente -(190x190 2 pz.) |
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Questa mostra è la dimostrazione tangibile che tutto ruota intorno alla luce illuminata e illuminante dell'intelletto. Questo momento espositivo è come fermarsi a riflettere sul ciglio di un precipizio… nella consapevolezza che di lì a poco si sal-terà nel vuoto. Infatti, dal punto di vista estetico, questi strani arazzi di Gianluigi Antonelli, hanno un impatto clamoroso, dandosi in pasto alla curiosità di chi li osserva. Sul piano concettuale questi grandi tappeti ci rimandano certo alla tradizione figurativa che demandava, alle raffigura-zioni riprodotte su di essi, il compito di celebrare conquiste, battaglie e quant'altro potesse dare lustro alla storia dei com-mittenti, che poi coincidevano anche con i soggetti raffigura-ti nell'arazzo stesso… Ora, per questi di Antonelli, la commit-tenza sembra derivare dall'umanità tutta di questo nuovo millennio, allo scopo di celebrare un piccolo grande passo nella folle illusione del raggiungimento del GRANDE SOGNO. Costruiti con lo stesso rigore e direi sapore, delle antiche lapi-di funerarie d'epoca romana, queste opere comunicano con incredibile freddezza di un mondo ambizioso che, può rinun-ciare al sentimento suadente di una ideologia ma non all'immensa seduzione dell'autocompiacimento. Quelle di Antonelli sono installazioni dal segno grafico perfetto, tant' è che perfino il rigore nella scelta cromatica del bianco e nero ci spiazza per l'artificio e la mediazione che le ha prodotte. Un segno appunto che si concretizza nella liquida consistenza del silicone, un bianco e nero denso, opaco, una provocazione chiara per i sensi e soprattutto per il senso tat-tile che vorrebbe toccare la materia suadente. Ma la ricerca che l'artista dedica ai satelliti non è tutto…l'interesse si con-centra su altri artifici umani, su altre "conquiste" da progres-so tecnologico, se così le vogliamo chiamare… E allora ammiriamo arazzi "antropologici", favole e leggende che trovano nel simbolo del lupo la forma perfetta alla spietata e cinica sete di una buona posizione economica, di un individualismo sterile, di violenza latente e inquietante. Questo è il senso dell'immagine della grande pistola "Beretta" che si sta-glia sulle pareti candide della galleria… un simbolo d'arte, come la mitica pistola pop di Andy Wharol, un simbolo di morte come la cronaca giornaliera ci ricorda, un simbolo di speculazione economica che fa un po' pensare al losco giro del traffico di armi che avvelena l'intera umanità, ed in parti-colare, i paesi poveri. Insomma Antonelli, si impossessa di una icona contemporanea, per segnarne il germe della dege-nerazione, e del degrado sociale…dunque sempre una celebrazione, negativa s'intende. La materia è prodotto industriale, la sua trasparenza che a volte compare in superficie ci spiazza, condiziona e muta l'e-stetica del lavoro trasformandolo in altro… Vedere queste installazioni è come recuperare un'immagine antica dalla memoria, o meglio è come udire un canto di una cantatrice assente, che si specchia nella superficie opaca dell'anima. Una poetica che prende le mosse da una ricerca sulle macchine costruite dall'uomo ma che raggiunge ben altre mete… È un tentativo di impossessarsi dei segreti che rendono l'uomo così forte e nel contempo così maledettamente vulnerabile, è anche un rincorrere continuamente un senso ultimo all'esistenza, una ricerca estenuante di una verità oscura che sta oltre il precipizio cupo della morte… un immaginare, uno sperare, un ricercare fino al parossismo il motivo della para-bola dell'esistenza. Del resto non è immaginando che si riesce a vivere con più leggerezza la vita? |
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