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DAVIDE PAOLINETTI

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Pittura da camera Mondo e modi del fumetto appaiono come la prima emergen-za del lavoro di David Paolinetti: da un lato infatti č molto evi -dente la scelta di una pittura e di un segno veloci ed indifferen -ti ad ogni volontā di precisione e compiutezza, volutamente low; dall'altro la propensione al racconto, a dipanare le sue sto-rie tra un lavoro e l'altro scoprendo, per tracce successive, situazioni dove si contaminano stimoli molto differenti, tracce di regressione infantile con una durezza a volte graffiante. L'urgenza narrativa č sempre raccolta, quasi chiusa in un'at-mosfera intima, soprattutto in questa fase recente, dove i segni sono come decantati e composti in microsituazioni emotive, dall'apparenza semplice ma carica d'intensitā. Una "pittura da camera" direi, preziosa e leggera, che riassume un immagina-rio libero ed emozionato. Paolinetti porta allo scoperto sensa-zioni e pensieri privati, piccole emozioni metafisiche, in un nar -rare che ha la fluiditā e la libertā di un discorso infantile. Mi piace pensare una stanza, poco illuminata, dove alle pareti, o disseminate un po' ovunque, queste visioni appaiano come pic-cole luci, quasi un libero fluire dell'immaginario che prende corpo e velocemente trapassa da un'immagine all'altra, con la stessa rapiditā ed indetrminazione di pensieri che viaggiano. E nella stessa stanza, immagino anche le sculture di Paolinetti, grossi e morbidi animali, tra il fumetto e il pelouche, innocui come giocattoli. C'e un lavoro di David che mi fa immaginare tutto questo; ha un fondo giallo, molto pulito e luminoso, come uno spazio profondo ed omogeneo; dentro ci sono tre figure, un letto dove dorme un personaggio rosa, un uccello-papera che č un grande giocattolo su ruote e, in alto, sospeso su un lato, un quadro con dentro un doppio ritratto. Oltre che auto-biografico, questo lavoro mi sembra una riflessione segreta sulla pittura e sulla potenza dell'arte e dell'immagine, che agi-sce in modo anche indiretto. In altri lavori, dove quest'atmosfe -ra raccolta si ripete, si scoprono altri riferimenti alla cultura figu-rativa, che spaziano dal ritratto, al taglio di Fontana, e alla natu-ra morta, classici al punto di essere categorie del pensiero. Infine c'č un lavoro che mi sembra entri in rapporto con tutti gli altri dando ad essi un significato ulteriore: un televisore č rac -chiuso/ rappresentato in una cornice, sotto, una figura che ha deposto la sua testa su un tavolo, il televisore/cornice che diviene la protesi sostitutiva... arte, immagine e immaginazio-ne, sono legate in un destino unico di cui l'artista č artefice e custode. Potrebbe essere anche, filtrata da un linguaggio fumettistico, una citazione di Wharol, quest'idea del televisore che si sostituisce al pensiero! Trovo molto intriganti i riferimen -ti nascosti in questi lavori, danno via come ad un rebus di signi-ficati e sono sempre sospesi in una dimensione estetica molto equilibrata. Il linguaggio fumettistico, il disegno, lasciano spa-zio all'espressione pittorica che impreziosisce la superficie del lavoro. Nella scultura l'operazione č condotta con manualitā impeccabile e grande abilitā nel rapporto con la materia. Č molto fresca e giocosa quest'idea di scultura-fumetto, ed č per-fettamente in linea di continuitā con il lavoro pittorico. Il mondo č lo stesso, č quello di una generazione, la nostra, che si muove tra le cose in modo felicemente leggero.



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