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n. 188 gennaio-febbraio SEGNO
Artisti in mostra NICOLA BOLLA Lo zoo delle mirabilie di Luca Panaro Fra gli artisti selezionati per il White Project, programma espositivo che ha avuto inizio lo scorso settembre presso gli spazi della Galleria Marconi di Cupra Marittima, troviamo Nicola Bolla, artista piemontese noto per le sue figure zoomorfe realizzate grazie l'ausilio di svariati materiali. Il project della galleria marchigiana, a cura di Mauro Bianchini, è alla sua terza tappa espositiva, la prima del 2003. L'obiettivo di questo ambizioso progetto curatoriale è quello di selezionare le ricerche di quegli artisti che più di altri manifestano una perfetta sintonia con il presente internazionale. Tutto il lavoro di Nicola Bolla ha origine dalla sua forte passione per il collezionismo, la dimensione di ricerca insita in questo interesse porta l'artista a costruire una sorta di realtà parallela. Un alter ego del quotidiano in cui getto rappresentato diventa il tramite grazie al quale arrivare alla natura. "Una sorta di Mirabilia - Naturalia, elementi naturali che vengono artificializzati mediante l'uso di materiali inusuali", dice l'artista parlando dei suoi oggetti feticcio. E' cosi che nascono i vascelli blu galleggianti in un mare di piombo, i rami di corallo riprodotti sia in legno che in vetro, l'enorme corona che si impone nello spazio, i fiori di rame, per non parlare dell'inventario animale realizzato mediante l'uso dei cristalli Swarovski, forse la serie dell' artista maggiormente conosciuta. E, proprio a quest'ultimo lavoro che si ricollegano i nuovi oggetti esposti alla Galleria Marconi. Si tratta di un bestiario realizzato interamente con carte da gioco, una ricostruzione fedele ma artificiosa (Artificialia) di una realtà naturale (Naturalia). L'utilizzo di un materiale ludico come le carte da poker, allo stesso modo di quello che succedeva nel caso dei più sfarzosi Swarovski, serve a estremizzare l'idea dell'effimero, riflettendo ironicamente sulla inutilità dell'opera d'arte. Nicola Bolla realizza i suoi progetti partendo sempre da una idea iniziale, filo conduttore di tutta la sua ricerca artistica e conseguenza della sua passione per il collezionismo: la Wunderkammer. La "camera delle meraviglie" è il luogo l'accumulo, della stratificazione, luogo della non-sc perciò osservatorio privilegiato della realtà. Il collezionista che ha un approccio meravigliato, non freddo nei confronti della natura, è pronto ad accettarne il caos e 1'ordine che la caratterizzano, tollerando tranquillamente la convivenza di più linguaggi. Questa "pluralità" di epoche che rivivono in un unico contenitore non può che farci riflettere sull'atteggiamento tipicamente postmodern mi di "ritorno a", del remake, della "ripetizione differente" , del revivalismo, tutte etichette coniate per indicare l'esperienza ciclica di recupero del passato, manifesta nell' opera di molti artisti operanti sul finire del secolo scorso (il Novecento). Nel prelevare, ricostruendoli, frammenti di un passato - presente da ricordare, Nicola Bolla realizza un inventario fantastico di fine secolo, in perfetta sintonia con l'atteggiamento che caratterizza tutta la postmodernità. L'artista piemontese sembra corrispondere all' immagine del bricoleur che Lévi-Strauss traccia magistralmente ne Il pensiero selvaggio. Il bricoleur raccoglie senza tregua e il suo accumulo è il risultato di tutte le occasioni che quotidianamente si presentano davanti ai suoi occhi. La "camera delle meraviglie" di Bolla, sarà quindi tutta la sua produzione, fatta di disegni, sculture, installazioni, che non sono altro che ricostruzioni artificiali (Artificialia) di una realtà naturale (Naturalia) che ha suscitato nel collezionista-artista una certa Mirabilia, appagando così l'aspirazione secolare di contenere il macrocosmo in una stanza. Questa tendenza a percorrere il sottile filo che divide artificiale e naturale, finto e vero è uno dei grandi temi delle avanguardie tra gli anni sessanta - ottanta e in particolare dell' Arte Povera. Come non ricordare i grandi animali di Pino Pascali o la Wunderkammer contemporanea di Giovanni Anselmo fatta di minerali e pietre, per non parlare dei caimani, zebre, cOccodrilli, tartarughe e altri animali impagliati di Mario Merz. Una delle prime studiose italiane ad interessarsi concetto di "camera delle meraviglie", Adalgisa Lugli, sosteneva che Merz fosse "l'ultimo creatore immaginifico di un bestiario fantastico del Novecento". Nicola Bolla ne è probabilmente l'erede. Luca Panaro <-- indietro |