Automobili dalla foggia americana, strade, incidenti, rottami. Indugiando sulle linee, sui fanali, sulle lamiere viene ad essere dimenticato quello che è il contesto circostante. Il risultato è un insieme omogeneo che non può non rimandare a un immaginario specifico. Come fossero singoli fotogrammi, infatti, le opere evocano una realtà non distante da quella creata da
David Cronenberg in Crash. Attingendo da quel mondo, attraverso la scelta dei soggetti, l'artista affronta volutamente una tematica affine. Centrale diventa, dunque, il rapporto
uomo – macchina che in Cronenberg viene ad essere indagato con morbosità, data l'insistenza sulla simbiosi fra queste due parti. Dalla protesi meccanica, all'automobile, alla televisione la macchina non è altro dall'uomo, ma è un tutt'uno con esso. Avviene quindi che l'uomo diventi macchina e che questa si umanizzi e anche l'incidente, l'impatto fra automobili, in questo contesto, venga ad essere assimilato all'unione fra corpi. Ma tutto questo viene soltanto sfiorato nelle opere di Daniele e il mondo di Cronenberg resta sullo sfondo. L'artista suggerisce quella realtà, attraverso la scelta dei soggetti, ma non la incarna. Non effettua aperte citazioni e i lavori risultano completamente indipendenti dal film, rimandando a tutto quello che il rapporto uomo – macchina può rappresentare, ma sviluppandolo anche con implicazioni differenti. Tanto che l'uomo nelle sue opere non compare mai e l'attenzione, più che alla simbiosi, è spostata all'influenza che la macchina esercita sull'uomo. Referente unico dell'artista è, infatti, l'
immagine televisiva. Singoli frame vengono fermati e acquisiti attraverso la pittura con l'intento di farci effettivamente vedere ciò che stiamo guardando. Non viene, infatti, scelto lo schermo cinematografico, al quale si legherebbero ben altri scopi e funzioni, ma quello televisivo. Attraverso un processo che innalza l'immagine televisiva a nuovo paesaggio, si sottolinea come l'abitudine a guardare la televisione conduca a non distinguere più questa dalla realtà e soprattutto a non comprendere come questa sia solo una rappresentazione. Una mancanza che diventa importante se si considera che sempre più ore vengono passate davanti alla TV e il rischio è maggiore per i più piccoli, per i bambini, che finiscono per: “[...] usare la televisione come fonte di informazioni sul mondo”1. Considerando che, tutto ciò che viene inserito nella programmazione televisiva, è finalizzato all'ascolto, è inevitabile orientare la scelta verso l'intrattenimento, il colpo di scena, l'ampia e facile comprensione. Uno strumento commerciale, dunque, del quale non va però sottovalutata l'influenza. Rispetto ad altri, infatti, il mezzo telvisivo è molto più diffuso e facilmente accessibile, risultando spesso fruibile e assimilabile anche passivamente. Mediante la televisione riusciamo a vivere, in modo indiretto, emozioni, paure, gioie e, pur stando assolutamente soli, ad avere contatti interpersonali.
Dopo aver detto tutto questo, riesce facile riflettere su quelli che sarebbero i: “[...] danni sociali di una espansione incontrollata del potere della TV, in termini di quantità di tempo assorbito, di influenza sui comportamenti, di competizione con la famiglia e la scuola, di distorsione della discussione pubblica, di crescita abnorme di miti e divismi”2. Si finisce per non considerare più il limite fisico dello schermo televisivo e come questo sia semplicemente un mezzo tecnologico, che può essere acceso e spento a comando. Nelle opere di Daniele, quindi, il rapporto uomo – macchina, pur venendo inteso come legame intimo e profondo, non è indagato con perversione o morbosità ma, piuttosto, rimanda agli effetti che questo produce. Al come dia dipendenza, condizionando vuoi i comportamenti, vuoi le abitudini; come costituisca un mezzo per ottenere, più facilmente e rapidamente, ciò che si vuole; come conduca all'esaltazione, abbassando la soglia di valutazione del rischio e non permettendo più di considerare correttamente quelli che sono i propri limiti. Guardando le sue opere tutto appare conosciuto e leggibile, senza incertezze e incomprensioni, eppure quella che abbiamo di fronte agli occhi è una semplice scena rappresentata della quale possiamo avere solo un'esperienza indiretta, senza averla potuta vivere. Questo perchè le caratteristiche dell'opera denunciano su più piani il proprio referente: a livello compositivo, cromatico e percettivo l'immagine appartiene alla visione televisiva. Il taglio della composizione, infatti, risulta profondo ed essenziale includendo pochi elementi, spesso frammentari, che diventano soggetto dell'opera. Inoltre, il fatto che ciò che risulta all'interno dell'immagine sia incompleto e tagliato è tipico della sequenza filmica. Ogni opera lascia intuire, come indispensabile, l'esistenza di un'immagine precedente e di una successiva. I colori poi vengono calcolati con cura, sono pochi e armoniosi, ma anche decisi e attraenti, richiamando l'attenzione e invitando alla visione. Infine la resa dell'immagine è finalizzata all'effetto mosso. Nessun interesse per il movimento fine a se stesso o per la velocità o, ancora, passione per le automobili; nulla di tutto questo anima l'artista. Piuttosto, la percezione disturbata del soggetto è la stessa che si ha con il fermo – immagine televisivo. La volontà è, dunque, quella di dichiarare apertamente il referente, senza alcuna intenzione di rimandare alla realtà. In tal modo, infatti, non si vuole elevare l'immagine a vero soggetto, per ciò che rappresenta, ma intenderla unicamente come una realtà fittizia, finzionale. Nessuna intenzione narrativa e il soggetto, estrapolato da un contesto, resta fine a se stesso, senza venire ricercato l'effetto illusorio. La selezione dell'immagine fatta dall'artista è, infatti, unicamente orientata al proprio gusto, al fatto che questa lo colpisca o lo interessi. Sceglie singole scene, a ognuna delle quali dedica un'opera, che poi, in fase d'esecuzione, associa ad altre. Il risultato sono delle composizioni in cui vengono esposti più lavori e nelle quali hanno valore anche gli spazi fra le opere. Tali vuoti sono, infatti, funzionali alla lettura dell'opera creando delle pause che concedono il giusto tempo per osservare la singola immagine ma che, più che dividere, collegano, consentendo di associare le singole scene. L'intenzione è anche quella di rimandare alla continuità della pellicola, soprattutto nelle composizioni verticali. L'insieme di vedute più ampie, nelle quali il soggetto è ripreso con un'inquadratura più generale, più lontana ed esterna, e più dettagliate, in cui si sofferma sul particolare, evita la monotonia all'interno di una stessa composizione e rende, inoltre, quello che è il movimento della telecamera durante la regia. Assegnando poi a più composizioni lo stesso titolo, Daniele un pò sembra disinteressarsi a questo e un pò crea delle serie che suggeriscono l'omogeneità del suo lavoro, sia nella modalità che nella tematica. Nessun interesse, dunque, per il contenuto o per la resa illusoria del soggetto. L'immagine si presenta essenzialmente come
opera pittorica. Acquisendo, infatti, l'immagine televisiva attraverso la pittura, trasforma quella che è la breve durata e la labile sostanza di questo tipo di visione in un'opera materica, tangibile, concreta. Scegliendo di avvalersi del mezzo pittorico l'artista compie un'operazione significante. Mediante l'accurata esecuzione tecnica, in cui l'olio viene a disporsi sul supporto, tavola o tela, con pennellate tirate e sottili, l'opera si qualifica come pezzo unico. La preziosità, dunque, di un lavoro eseguito con precisione e lentezza contrasta con la serialità dell'immagine televisiva. Anche il piccolo formato, generalmente preferito dall'artista, invita ad osservare l'opera con attenzione, apprezzando i particolari, quasi fosse un gioiello. Bisogna, infatti, evidenziare come nel lavoro di Daniele l'opera diventi altro rispetto al soggetto, risolvendosi in superficie. Davanti ad una sua opera lo sguardo può perdersi fra i colori e l'andamento delle linee e si può smettere di cercare una qualsiasi possibile riconoscibilità. Questa non è importante. Tanto che si può affermare che alcuni suoi brani pittorici raggiungono esiti astratti. Quella di Daniele è pittura pura, con tutta la sua forza creativa e le sue infinite possibilità d'essere.
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